Ho appena acquistato il nuovo album dei Radiohead: “In Rainbow”. Diciamo che la modalità di vendita di questo album mi è apparsa al quanto bizzarra, ma allo stesso tempo efficace. Innanzitutto l’album può essere acquistato solo in internet sul sito ufficiale dei radiohead; ma soprattutto, visto che si sono fatti tutto in casa senza appoggiarsi a delle case discografiche (così dicono), l’album lo si paga quanto si vuole, come se fosse una donazione alla band per il proprio lavoro. Questo nuovo modo di vendere musica ha sicuramente giovato alla band; nonostante si potesse trovare in modalità “pirata” l’album (come qualunque altro album), parecchie persone di mia conoscenza hanno sborsato delle sterline, chi solo 2, chi 10, chi 5.

Ad un primo ascolto posso alcune semplici impressioni (ps. sto ascoltanto or ora l’album e scrivo man mano le mie considerazioni).

Nonostante si parta con un pezzo elettronico (15 steps) sullo stile “Kid A” ed “Amnesiac“, le due canzoni successive (Bodysnatchers) riportano la band alle sue origini (The Bends e Pablo Honey); ovvio che le origini siano mischiate con le nuove strade sperimentali della band. Con la quarta traccia (Weird Fishes/Arpeggi) si torna al mondo “Amnesiac”; questo brano me ne ricorda uno di tale album di cui ora mi sfugge il titolo (andrò a recuperarlo dalla mia discografia). Alcuni dei pezzi finali delle canzoni penso siano molto simili a brani di album precedenti. In All I Need ritorna l’uso interessante di una sintesi elettronica usata in Heil To The Thief, che da un buona base di bassi ad un brano particolarmente lento. Dopo una parentesi elettronica, si torna al classico modello acustico di Faust Arp (e già il titolo dovrebbe far capire il perchè) tipici di alcuni brani di Ok Computer; oltre a dei buoni arpeggi di chitarra mi pare di sentire archi in sottofondo, ma potrei sbagliarmi. Non so perchè ma Reckoner mi ricorda alcuni tempi di 2+2=5, e qui finalmente Tom Yorke mostra le proprie doti canore sulle ottave più alte (un po’ come in Paranoid Android e Karma Police e altre canzoni di Ok Computer). Devo dire che l’unione di classico (la chitarra) ed elettronico (di alcune parti della base e degli effetti sulla voce di Yorke) in House Of Cards è molto particolare, e produce un buon effetto, anche se alcuni di questi effetti elettronici ricorrono un po’ troppo spesso in tutto l’album. E dopo un po’ di elettronica, il ritorno all’acustica classica di Jigsaw Falling Into Place e l’evoluzione della voce è di un certo effetto. Videotape è invece un po’ noioso, anche se c’è da dire che l’effetto della batteria mi ricorda il rumore delle videocassette un po’ consumate all’interno del mio vecchio VCR (che il titolo si riferisca proprio a questo?? ps. sinceramente non ho dato molta attenzione alle parole 😦 ).

In conclusione posso dire che l’album non porta delle evoluzioni nello stile della band. Come avrete letto, molti pezzi hanno riportato alla memoria molti loro pezzi precedenti. Beh, dai, non possiamo pretendere sempre delle novità dalla band (anche se l’idea di vendita dell’album è già una forte novità e questo li premia). Col dire che non ci siano novità non voglio considerarlo buono; tutto sommato (ricordo, “al primo ascolto”) è molto piacevole, e devo dire la verità un po’ me lo aspettavo.

Ora passo alla fase di masterizzazione, e state pur certi che questo album rimarrà nel caricatore CD della mia auto per molto tempo (in ascolto, ovviamente). Devo capire ed ascoltare meglio questo acquisto.

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